Risguardo di copertina
duarte è uno scrittore alle prese con le ossessioni di una vita che si sta per concludere: i fantasmi familiari (una madre bellissima, libertina e malata, un padre suicida, irreprensibile servitore dello stato), i divorzi da due donne agli opposti (una, traduttrice, paradigma dell’intellettuale sensibile e competente, l’altra, designer arrivista e modaiola), un figlio difficile, una sessualità imprigionata nella fatale esitazione fra eros e thanatos e soprattutto la scrittura – e l’incapacità di ritrovare l’ispirazione – come metafora del declino. lo sfondo della vicenda di quest’uomo malinconico e a suo modo irresistibile è una rio de janeiro contemporanea, a cavallo tra il 2018 e il 2019, descritta nei suoi contrasti più stridenti: il quartiere esclusivo del leblon, dove vive il protagonista, le sue spiagge circondate dalla corona di favelas inerpicate sulle colline circostanti: bellezza e marginalità, aspirazioni e frustrazioni di un luogo ancora intrappolato nelle sue antiche piaghe. intorno a lui, a mo’ di disingannato contrappunto alla sua parabola discendente, quella gente: il brasile di oggi, il potere di una classe dominante sfrenata, incolta, disinibita e terribilmente immorale.