Risguardo di copertina
igor ha da poco oltrepassato la soglia dei quarant’anni, vive a roma con la fidanzata marta e un gatto, e si guadagna da vivere con le parole. è un traduttore, passa le sue giornate chino sulla scrivania traducendo operette perlopiù trascurabili quando non proprio impresentabili, eccezion fatta per il sommo badwalds – «che il signore me lo preservi» –, autore di culto di cui è diventato, un po’ per caso, la voce italiana. marta, abbandonata la carriera accademica dopo una cocente delusione, si è da poco reinventata saggista femminista, ha all’attivo un paio di libri ed è lanciatissima sulla scena editoriale. le giornate di igor si somigliano un po’ tutte, almeno finché le frustrazioni del traduttore e le invidie del fidanzato devono farsi da parte per fronteggiare una crisi più urgente. un messaggio della sorella ester lo informa che il padre sta perdendo lucidità. la demenza senile avanza implacabile e presto tutto ciò che rimane dell’altero franco nieri – soprannominato herr professor, sosia di adorno e severo teorico post-marxista – sono pochi balbettii e un’infinità di ricordi. igor, tornato a viareggio, affronta la crisi familiare, rimettendo insieme i brandelli di una vita intera, quella di herr, una vita di ambizioni frustrate e sogni politici irrealizzati.
Risguardo di copertina
marcello è un trentenne senza un vero lavoro, resiste ai tentativi della fidanzata di rinsaldare il legame e cerca di prolungare ad libitum la sua condizione di post-adolescente fuori tempo massimo. la sua sola certezza è che vuole dirazzare, cioè non finire come suo padre a occuparsi del bar di famiglia. per spirito di contraddizione, partecipa a un concorso di dottorato in lettere, e imprevedibilmente vince la borsa. entra così nel mondo accademico e il suo professore, un barone di nome sacrosanti, gli affida come tesi un lavoro sul viareggino tito sella, un terrorista finito presto in galera e morto in carcere, dove però ha potuto completare alcuni scritti tra cui le agiografie infami, e dove si dice abbia scritto la fantasima, la presunta autobiografia mai ritrovata. lo studio della vita e delle opere di sella sviluppa in lui una specie di identificazione, una profonda empatia con il terrorista-scrittore: lo colpisce il carattere personale, più che sociale, della sua disperazione. contemporaneamente sperimenta dal di dentro l'università: gli intrighi, le lotte di potere tra cordate e le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funziona una carriera nell'università, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. si moltiplicano così i riferimenti alla vita e alla letteratura di tito sella, inventate ma ironicamente ricostruite nei minimi dettagli; e mentre prosegue la sarcastica descrizione della vita universitaria, il racconto entra nella vita quotidiana di marcello e nelle sue vitellonesche amicizie viareggine. realtà sovrapposte, in cui si rivelano come colpi di scena delle verità sospese. che cosa contiene l'archivio sella, conservato nella biblioteca nazionale di parigi? perché il vecchio luminare sacrosanti ha interesse per un terrorista e oscuro scrittore? e che cosa racconta, se esiste, la fantasima, l'autobiografia perduta? la ricreazione è finita è un'opera che si presta a significati e interpretazioni molteplici. un narrato in cui si stratificano il genere del romanzo universitario - imperniato dentro l'artificioso e ossimorico mondo dell'accademia -, con il romanzo di formazione; il divertimento divagante sui giorni perduti di una generazione di provincia, con la riflessione, audace e penetrante, sulla figura del terrorista; e il romanzo nel romanzo, dove l'autore cede la parola all'autobiografia del suo personaggio. questo libro racconta la storia di due giovinezze incompiute, diversissime eppure con una loro sghemba simmetria.