Risguardo di copertina
myanmar e bangladesh sono divisi da un confine di poco più di 250 chilometri, segnati per buona parte da un fiume e da una piccola catena montuosa. argine al mescolamento e allo stesso tempo membrana porosa tra i due paesi, la frontiera è teatro di conflitti e stravolgimenti politici che riguardano soprattutto la minoranza etnica dei rohingya, perseguitata sistematicamente da anni e priva di cittadinanza. emanuele giordana e giuliano battiston, reporter e studiosi di sudest asiatico, si muovono sui due lati di questo confine per raccontare la storia di un popolo e i meccanismi di potere, le strategie di controllo e le tensioni politiche che ne negano l'esistenza. si parte dallo stato birmano del rakhine, epicentro di questa linea di faglia, per arrivare alla fragile isola-prigione di bhasan char, dove si progetta di «contenere» un gran numero di rifugiati. là dove s'incontrano buddhismo e islam, lingue e tradizioni diverse, emerge la geografia di una frattura identitaria e di un genocidio che si consuma da anni sotto i nostri occhi. tra reclutamenti forzati nell'esercito birmano, sfollamenti, prigionia e crisi politiche, il diritto a esistere dei rohingya è sempre in bilico sul crinale di una scomparsa annunciata.