Risguardo di copertina
«tradire i sentimenti», questa bellissima espressione italiana, significa sia che spesso non siamo degni dei nostri sentimenti o che li tradiamo con versioni edulcorate degli stessi; ma vuol dire inoltre che sono i sentimenti a tradirci, escono fuori di noi che non siamo capaci di contenerli. si manifestano "per i fatti loro" e ci guardano dal di fuori. ci tradiscono con chi abbiamo intorno, estranei e non. il risultato sono rossori, lacrime, sospiri, imbarazzi, sudori, brividi e pelle d'oca. insomma, accade che diventiamo scomodi a noi stessi. e di tale scomodità parla franco la cecla, in questo libro che, forse, vi darà un qualche fastidio, una irritazione per quanto passeggera, una sensazione di imbarazzo.
Risguardo di copertina
gli stretti di mare sono una forma del pensiero: obbligano a misurarsi col limite, l’attrito, la necessità di mediazione. crocevia di scontri e timori, sono dispositivi geografici attraversati da forze contrapposte, e non c’è potere che non abbia provato a controllarli, domarli, militarizzarli. eppure in essi si cela anche la speranza dell’incontro e del ricongiungimento, dell’ibridazione, del racconto condiviso. tra i migranti di gibilterra e le navi mercantili di suez, nello stretto di messina come in quello di bering, le correnti rimescolano le leggi della storia e dell’economia, traghettando di sponda in sponda paure, passioni e desideri. compiere l’attraversamento significa confrontarsi con un intreccio di rotte, memorie e visioni reali o immaginarie che risuonano nella letteratura di ogni epoca: dal travagliato transito di ulisse tra scilla e cariddi alla istanbul di pamuk, passando per le pagine di scrittori-navigatori come stevenson e conrad. gli stretti continuano a porre domande più che offrire risposte. nei loro passaggi obbligati si riflette la geografia instabile del nostro tempo, che franco la cecla e piero zanini percorrono seguendo le tracce di infinite suggestioni, tensioni, rotture e possibili connessioni.